Una mattinata molto calda quella in cui Giorgio aveva smesso di lavorare. "Prenderò una pausa, mi ci vorrebbe una distrazione, qualcosa di insolito". "Vieni con me, ti porto in un posto dove potrai divertirti", gli fece Mario, un giovanissimo collega molto esuberante. "Dai voglio proprio vedere!". Entrambi lavoravano presso un'agenzia assicurativa pugliese.
"Ma che strada stai imboccando?". "Fidati" gli fece Mario.
Non era possibile. Si trattava di una strada secondaria dove sagome femminili si alternavano con vesti succinte.
"Dovevo aspettarmelo da te! Forza! E Andiamo via daiiii!".
Mentre l'auto procedeva lentamente, come un flash, nella sua mente danzò un volto mesto.
"Aspetta Mario, torna indietro".
"Lo vedi che ho fatto bene a venire qui!", rispose l'amico ridendo. Noncurante delle sue parole, Giorgio scese.
"Cosa ti interessa fare?", esclamò una voce sommessa. "Nulla. Come ti chiami?". "Sei forse un poliziotto? Vuoi interrogarmi?". Instaurarono così un discorso con battibecchi quasi spiritosi. La giovane donna si chiamava Erica.
"Ora devo andare. Torneró a trovarti", le assicurò Giorgio. "Sì, bravo, magari mi porti anche un bel cornetto", rispose lei con tono sarcastico.
Passarono alcuni giorni. Un pomeriggio Giorgio, spinto dalla curiosità, ritornó su quella strada. Voleva saperne di più. Era rimasto affascinato da quella donna dagli occhi verdi e i capelli castani. Non sembrava come le altre e non sorrideva. Era spenta. "Ma come? Mi hai portato davvero un cornetto! Che gentiluomo che sei!", gli fece, abbozzando un freddo sorriso. Giorgio ritornò altre volte.
Passò un po' di tempo. "Non devi venire più! Ora basta!". Sì, perché stava cambiando qualcosa. Erica era costretta a prostituirsi da un compagno molto violento. Aveva una piccola bimba e doveva proteggerla a ogni costo. Quel giorno fu l'ultimo. C'era un bellissimo tramonto... aranciato. Un immenso campo di papaveri. "Aspetta, permettimi di scattarti almeno una foto". Giorgio raccolse un papavero e lo mise dietro l'orecchio di Erica, tra i suoi lunghi capelli. Lei non riuscì a sorridere. Chinò il capo. Sapeva che quella sarebbe stata l'ultima volta...
Non era possibile. Si trattava di una strada secondaria dove sagome femminili si alternavano con vesti succinte.
"Dovevo aspettarmelo da te! Forza! E Andiamo via daiiii!".
Mentre l'auto procedeva lentamente, come un flash, nella sua mente danzò un volto mesto.
"Aspetta Mario, torna indietro".
"Lo vedi che ho fatto bene a venire qui!", rispose l'amico ridendo. Noncurante delle sue parole, Giorgio scese.
"Cosa ti interessa fare?", esclamò una voce sommessa. "Nulla. Come ti chiami?". "Sei forse un poliziotto? Vuoi interrogarmi?". Instaurarono così un discorso con battibecchi quasi spiritosi. La giovane donna si chiamava Erica.
"Ora devo andare. Torneró a trovarti", le assicurò Giorgio. "Sì, bravo, magari mi porti anche un bel cornetto", rispose lei con tono sarcastico.
Passarono alcuni giorni. Un pomeriggio Giorgio, spinto dalla curiosità, ritornó su quella strada. Voleva saperne di più. Era rimasto affascinato da quella donna dagli occhi verdi e i capelli castani. Non sembrava come le altre e non sorrideva. Era spenta. "Ma come? Mi hai portato davvero un cornetto! Che gentiluomo che sei!", gli fece, abbozzando un freddo sorriso. Giorgio ritornò altre volte.
Passò un po' di tempo. "Non devi venire più! Ora basta!". Sì, perché stava cambiando qualcosa. Erica era costretta a prostituirsi da un compagno molto violento. Aveva una piccola bimba e doveva proteggerla a ogni costo. Quel giorno fu l'ultimo. C'era un bellissimo tramonto... aranciato. Un immenso campo di papaveri. "Aspetta, permettimi di scattarti almeno una foto". Giorgio raccolse un papavero e lo mise dietro l'orecchio di Erica, tra i suoi lunghi capelli. Lei non riuscì a sorridere. Chinò il capo. Sapeva che quella sarebbe stata l'ultima volta...
Passarono alcuni anni. Giorgio stava andando a Rimini per un viaggio di affari. "... E nell'ansia che ti perdo ti scatterò una foto...
Ricorderò e comunque e so che non vorrai,
ti chiamerò perché tanto non risponderai.
Come fa ridere adesso pensarti come un gioco
e capendo che ti ho perso
ti scatto un'altra foto..." la canzone di Tiziano Ferro in auto, cominciò a travolgere il suo animo. Non l'aveva dimenticata e quel CD ne era la prova, ma non l'avrebbe mai ammesso.
Arrivò a Rimini. La musica continuava "...quando piove i profili e le case ricordano te..."
"Dove ti piacerebbe vivere?". "Se fossi libera a Rimini, dove abita una mia vecchia zia. Ma é solo un sogno", fu un giorno la risposta di Erica.
"Ora basta! Non devo pensarci più!", pensò Giorgio. Si fermò nel parcheggio di un grande supermercato, in cui era annesso un famoso fast food.
Scese dall'auto. Faceva molto caldo. Giacca e cravatta non erano proprio l'ideale. Fu un attimo. Vide una bimba vicinissima allo sportello di una vecchia auto grigia. Passandole accanto notò che un fiorellino era scivolato a terra. Si chinò. Lo raccolse con aria paterna. Era un papavero. La piccola aveva un lieve strabismo. Un'onda, un maremoto. Si sentì la terra tremare sotto i piedi. Non se l'aspettava. La bimba in un frangente, mentre si era chinato per raccogliere quel fiore, glielo infilò dietro l'orecchio. "Allora é vero!" urlò la piccola Lucia. "Cosa?", esclamò Giorgio con il cuore tremante. "Anche a te il papavero fa venire le lacrime! Sai, la mia mamma quando ero più piccola, tornava spesso a casa con un papavero". Una volta l'ho messo sul suo orecchio mentre mi teneva in braccio e si é messa a piangere. Mi diceva che é un fiore magico e ad alcune persone fa questo effetto. Ha fatto piangere anche te!".
In un istante l'infinito, l'eternità.
Ridiede il fiore alla bimba. Volse lentamente il capo...un oceano di sensazioni. C'era Erica! Lei notò Giorgio mentre stava sfilando la moneta per posare il carrello.
"...E sarà bellissimo
perché gioia e dolore han lo stesso sapore con te...", l'eco della canzone nella testa di Giorgio. Ormai era un vulcano di emozioni. Erica si avvicinò di corsa, prese la figlia in braccio, come per proteggerla o nasconderla. Tirava una forte brezza marina. I suoi lunghi capelli si scompigliarono fino a nasconderle il viso.
La piccola dolcemente li spostò e le infilò il papavero su un orecchio. Erica chinò il capo. Scoppiò a piangere. "Hai visto signore, com'é magico sulla mia mamma?".
Un fotogramma di felicità.
Elly
Ricorderò e comunque e so che non vorrai,
ti chiamerò perché tanto non risponderai.
Come fa ridere adesso pensarti come un gioco
e capendo che ti ho perso
ti scatto un'altra foto..." la canzone di Tiziano Ferro in auto, cominciò a travolgere il suo animo. Non l'aveva dimenticata e quel CD ne era la prova, ma non l'avrebbe mai ammesso.
Arrivò a Rimini. La musica continuava "...quando piove i profili e le case ricordano te..."
"Dove ti piacerebbe vivere?". "Se fossi libera a Rimini, dove abita una mia vecchia zia. Ma é solo un sogno", fu un giorno la risposta di Erica.
"Ora basta! Non devo pensarci più!", pensò Giorgio. Si fermò nel parcheggio di un grande supermercato, in cui era annesso un famoso fast food.
Scese dall'auto. Faceva molto caldo. Giacca e cravatta non erano proprio l'ideale. Fu un attimo. Vide una bimba vicinissima allo sportello di una vecchia auto grigia. Passandole accanto notò che un fiorellino era scivolato a terra. Si chinò. Lo raccolse con aria paterna. Era un papavero. La piccola aveva un lieve strabismo. Un'onda, un maremoto. Si sentì la terra tremare sotto i piedi. Non se l'aspettava. La bimba in un frangente, mentre si era chinato per raccogliere quel fiore, glielo infilò dietro l'orecchio. "Allora é vero!" urlò la piccola Lucia. "Cosa?", esclamò Giorgio con il cuore tremante. "Anche a te il papavero fa venire le lacrime! Sai, la mia mamma quando ero più piccola, tornava spesso a casa con un papavero". Una volta l'ho messo sul suo orecchio mentre mi teneva in braccio e si é messa a piangere. Mi diceva che é un fiore magico e ad alcune persone fa questo effetto. Ha fatto piangere anche te!".
In un istante l'infinito, l'eternità.
Ridiede il fiore alla bimba. Volse lentamente il capo...un oceano di sensazioni. C'era Erica! Lei notò Giorgio mentre stava sfilando la moneta per posare il carrello.
"...E sarà bellissimo
perché gioia e dolore han lo stesso sapore con te...", l'eco della canzone nella testa di Giorgio. Ormai era un vulcano di emozioni. Erica si avvicinò di corsa, prese la figlia in braccio, come per proteggerla o nasconderla. Tirava una forte brezza marina. I suoi lunghi capelli si scompigliarono fino a nasconderle il viso.
La piccola dolcemente li spostò e le infilò il papavero su un orecchio. Erica chinò il capo. Scoppiò a piangere. "Hai visto signore, com'é magico sulla mia mamma?".
Un fotogramma di felicità.
Elly
N.B.: una storia inventata. L'altro giorno percorrendo una strada statale, ho notato una giovane donna e un campo di papaveri. Ho ricamato...sul telaio di ogni vita, non può mancare un fiore della felicità...
P.s.: La storia potrebbe proseguire...lei che viene rapita dagli amici dell'ex che vogliono farla prostituire ancora. Lui che resta con la bimba, ma poi scopre che era un'altra quella di cui Erica parlava e la ritrova. Fa un po' di calcoli...La piccola Lucia si ammala...scopre che é il padre...e Erica dove sarà? Viva o morta? E che é? Una telenovela?
Le vie delle soap sono infinite...come le nostre fantasie, però sull'amore bisogna stare attenti.
A volte si crede di essere innamorati di qualcuno, ma si é innamorati solo dell'amore...
Le vie delle soap sono infinite...come le nostre fantasie, però sull'amore bisogna stare attenti.
A volte si crede di essere innamorati di qualcuno, ma si é innamorati solo dell'amore...
Elly
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