domenica 1 maggio 2016

Soffermarsi e ricordare

Soffermarsi e ricordare...
Mi é bastata una frase postata su twitter e un commento su instagram perché un baleno di ricordi mi attraversasse l'anima. "É tutto lì, in quella linea sottile sull'orizzonte che collega cielo e terra o cielo e mare...là dove si perdono i sogni e nasce la speranza...". Tizio scrive "Ma l'hai scritta tu? Sei sicura?". Sono tornata indietro nel tempo. Prima non c'erano cellulari e computer e i libri erano un mezzo per "aprire le ali della fantasia". "Non mi dire che vuoi un altro libro! Come, l'hai finito già?" sospirava quasi l'impiegata della Biblioteca ad una bimbetta paffutella che a mala pena spuntava con la testolina dal bancone. Mi perdevo tra gli scaffali. Quell'odore lo ricordo ancora. Profumo di silenzio e di tranquillità. Ormai conoscevo i reparti a memoria, ma qualcosa mi spingeva sempre verso Rodari e i libri di novelle con le morali. Un'intera collana che mi stava tatuando l'anima. "Sei raffreddata?" mi chiedeva ogni tanto mia madre. Nascondendomi ed arrossendo "Sì, poco non preoccuparti". Sicuro... altro che raffreddore...certi lacrimoni. Ma non potevo fare niente per salvare la principessa o per cambiare il destino di un'eroina. Eh sì mi sembrava di entrare nelle storie. Le vivevo tutte. Soffrivo e gioivo con i personaggi. Poi crescendo le letture scolastiche mi impegnarono e distolsero. Ma c'era la scrittura. "L'avrai copiata quella poesia!" era il commento acido che mi giungeva da qualche adulto o coetaneo che non mi conosceva. Invece durante le prove scolastiche bastava un foglio bianco e una penna per inventare e si zittivano e poi volevano pure ascoltare. La fantasia é un'arma micidiale e le parole sono proprio come i tasti di un piano...una melodia può giungere e scuotere completamente...
E con gli anni...a mani quasi giunte e visibilmente commosso "L'hai scritta proprio per me! Grazie!", un pittore che intervistai esclamò dinanzi ad una pergamena. Iniziai la pratica giornalistica presso una tele locale ideando un programma di 20 minuti in cui intervistavo degli artisti. Alla fine di ogni puntata regalavo ad ognuno una pergamena in cui c'era la loro vita riassunta in versi rimati. Una volta il teleoperatore che doveva fare delle riprese ad una festa presso una casa di cura per anziani, mi chiese di andare e presentare la serata. Pensai di scrivere una poesia sulla vita e sul suo fluttuare inesorabile...ma quando la lessi un tale avvicinandosi disse "Dove l'hai copiata?". Il teleoperatore che ormai era abituato alle mie creazioni... disse "Su un libro si capisce!" e io "Certo, si chiama Le mie memorie" e ci guardammo ridendo. Il commento del tizio sul social mi ha fatto tornare indietro...
Oggi purtroppo non leggiamo molto...io per prima... Siamo attratti anzitempo da ciò che vediamo, poi da ciò che sentiamo e infine se ci sono frasi corredate, le leggiamo. Credo che si sia capovolto il tutto. Non sono le parole che evocano le immagini e i suoni; sono le immagini che ci dicono qualcosa. Eppure siamo tutti stimolati, ma in modo diverso. Un po' come i bambini che apprendono "vedendo". Forse in futuro imperverseranno i libri "sequenziali" in cui si susseguiranno immagini parlate e sottotitolate. Alla fine però siamo sempre tutti coinvolti in un immenso fotoromanzo...la vita...per cui, per quante immagini potranno esserci, nessuna potrà mai supplire al gioco fantastico di una frase con il suo fascino lessicale.
..."Guido sotto un ponte ubriaca di sole, riflessa ed avvolta in un caldo tramonto"...
c'è davvero bisogno di un'immagine? Emoticon wink
Sono comunque sicura che tutta questa prosopopea la leggeranno in pochi...ci si sofferma sempre prima sulle immagini Emoticon wink
Eppure viva viva i libri...e senza leggere la citata prosopopea chi ha visto la foto non ha capito che ero paffutella...
                                                                                                   Elly Emoticon wink

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