Era ferma lì, a guardare quel grande portone chiuso. "Deve entrare?", le chiese una signora che stava uscendo dall'enorme palazzo. "No no, non si preoccupi", rispose Eli timidamente, quasi arrossendo e si accinse ad entrare nel negozio di detersivi di fianco.
Quando uscì si volse a rimirare quel portone pieno di vetri. Pioveva. La sua figura riflessa con un piccolo ombrello non riuscì a distoglierla dai ricordi.
Si soffermò guardando con la mente oltre quegli specchi. Conosceva ogni angolo dell'interno del palazzo.
"Attenta Eli! Non saltare le ultime scale tutte insieme" le diceva Ale, mentre lei lo faceva lo stesso. "Aspetta che deve scendere ancora Tiz! Non aprire il portone!". E seguiva il solito scherzo. Si nascondevano dietro l'ultima scalinata del palazzo che aveva una rientranza nascosta. "Uaaaaaa!" urlavano cercando di far spaventare l'amica Tiz che ormai, conoscendo la cosa, non si scompigliava affatto.
Erano piccole, alle elementari insieme. Eli in quel periodo si sentiva sola perché la famiglia stava traslocando ed era stata lasciata dai nonni per permetterle di finire l'anno scolastico. Eppure tutte le mancanze, ogni volta che entrava in quel palazzo, si trasformavano in ricchezze. Ma c'era un perché. All'ultimo piano abitava Ale e lei e Tiz erano sempre a casa sua non solo per i compiti pomeridiani. C'era Celeste, la mamma di Ale, che sapeva trasformare ogni loro compito in un gioco costruttivo.
Ogni volta Eli saliva tutti i piani a piedi perché l'ascensore chiuso le faceva paura e ogni volta arrivava su a casa di Ale trafelata e accaldata, ma per lei era come salire in Paradiso. Sì perché quella casa curata da Celeste era davvero un Eden...
"Eli mi vai a prendere il quaderno in cameretta?", le diceva Ale. "Attenta però che dietro la porta centrale c'é lo studio del mio papà. Non facciamo troppo rumore ancora sta scrivendo qualcosa di importante".
Ed Eli attraversava quel lunghissimo corridoio lastricato di bianco. Era talmente luminoso che le sembrava di percorrere una via Lattea. Ed in fondo la bellissima cameretta di Ale. Lei che invece dormiva provvisoriamente su un divanetto dalla nonna, la guardava estasiata. Assaporava ogni istante come se fosse scandito da un immaginario carillon... lento e melodioso...
C'era sempre tantissima luce in quella casa, una luce talmente forte che illuminava tutti.
Poi ripartiva in quarta con il quaderno in mano e ripercorreva il lunghissimo corridoio.
"Attenta a non scivolare che c'è la cera", ogni tanto le ripeteva Celeste, la mamma di Ale. Ed infatti, dato che amava pattinare per l'ultimo tratto, a volte finiva a terra...ma questo non lo diceva mai...
Eppure, nonostante le grida di divertimento che spesso volavano, quel padre non uscì nemmeno una volta da quella porta. Adorava la sua piccola Ale e sono sicura che quel frastuono che sentiva ogni tanto, gli riempisse l'anima.
"Mi raccomando! Attente ad attraversare la strada! Ale dico proprio a te! Attente alle auto!", si raccomandavano il papà e la mamma di Ale quando uscivano.
Certo come eravano conciate...tra pattini a rotelle e ginocchiere indossate già da casa! Ed una volta in strada... Libere! Felici con il mondo in mano! Pattinavano lungo una bella pineta.
"E dai Eli attraversa la strada!", le urlavano Ale e Tiz e lei in quel momento capiva le raccomandazioni ricevute perché attraversare strade e marciapiedi con i pattini a rotelle era davvero un'impresa!
Quando poi tornavano a casa c'era Celeste che le accoglieva sempre affettuosamente come figlie. Era talmente amorevole che sentivano di esserlo veramente. Lei sapeva ascoltarle, valorizzarle ed incoraggiarle in tutto.
Eli in quel giorno riguardava lo specchio dell'entrata del palazzo e ricordava ancora tutte le volte che Celeste le portava al catechismo o in Chiesa o all'ACR. Soprattutto ricordava il suo luogo preferito. La Biblioteca. Celeste seppe trasmettere l'amore per i valori, lo studio e la lettura.
"Veramente sono tre bimbe impareggiabili e bravissime", esclamava spesso la loro insegnante. E non esisteva nessuna invidia o concorrenza perché si sentivano parte di ognuna. Difficile da spiegare...
"Perché guardi il corrimano?", chiese una volta ad Eli l'avvocato che aveva come tutor durante la sua pratica legale. Eh sì, era capitata in uno studio situato proprio in quel palazzo!
"Sapesse avvocato, quante volte da ragazzina sono scesa su questo corrimano", rispondeva Eli con occhi riflessi...
La pioggia si fece più insistente. Il rumore delle gocce dai canali, il piccolo ombrello, la busta della spesa...doveva affrettarsi per non bagnarsi ancora di più. Ma un ultimo istante.
Si voltò ancora una volta e ricordò quel momento. La sua mamma era morta da tempo e in quel giorno per lei così importante "Auguri dottoressa!", esclamò Celeste al telefono.
Era il giorno della sua laurea e quella fu per lei, una chiamata "celeste", la voce di una mamma.
Per le cose e le persone belle, la porta dei ricordi resterà sempre aperta.
Elly
N.B.: Tratto da una storia vera. Ogni riferimento a fatti, persone o cose non é puramente casuale.
Si soffermò guardando con la mente oltre quegli specchi. Conosceva ogni angolo dell'interno del palazzo.
"Attenta Eli! Non saltare le ultime scale tutte insieme" le diceva Ale, mentre lei lo faceva lo stesso. "Aspetta che deve scendere ancora Tiz! Non aprire il portone!". E seguiva il solito scherzo. Si nascondevano dietro l'ultima scalinata del palazzo che aveva una rientranza nascosta. "Uaaaaaa!" urlavano cercando di far spaventare l'amica Tiz che ormai, conoscendo la cosa, non si scompigliava affatto.
Erano piccole, alle elementari insieme. Eli in quel periodo si sentiva sola perché la famiglia stava traslocando ed era stata lasciata dai nonni per permetterle di finire l'anno scolastico. Eppure tutte le mancanze, ogni volta che entrava in quel palazzo, si trasformavano in ricchezze. Ma c'era un perché. All'ultimo piano abitava Ale e lei e Tiz erano sempre a casa sua non solo per i compiti pomeridiani. C'era Celeste, la mamma di Ale, che sapeva trasformare ogni loro compito in un gioco costruttivo.
Ogni volta Eli saliva tutti i piani a piedi perché l'ascensore chiuso le faceva paura e ogni volta arrivava su a casa di Ale trafelata e accaldata, ma per lei era come salire in Paradiso. Sì perché quella casa curata da Celeste era davvero un Eden...
"Eli mi vai a prendere il quaderno in cameretta?", le diceva Ale. "Attenta però che dietro la porta centrale c'é lo studio del mio papà. Non facciamo troppo rumore ancora sta scrivendo qualcosa di importante".
Ed Eli attraversava quel lunghissimo corridoio lastricato di bianco. Era talmente luminoso che le sembrava di percorrere una via Lattea. Ed in fondo la bellissima cameretta di Ale. Lei che invece dormiva provvisoriamente su un divanetto dalla nonna, la guardava estasiata. Assaporava ogni istante come se fosse scandito da un immaginario carillon... lento e melodioso...
C'era sempre tantissima luce in quella casa, una luce talmente forte che illuminava tutti.
Poi ripartiva in quarta con il quaderno in mano e ripercorreva il lunghissimo corridoio.
"Attenta a non scivolare che c'è la cera", ogni tanto le ripeteva Celeste, la mamma di Ale. Ed infatti, dato che amava pattinare per l'ultimo tratto, a volte finiva a terra...ma questo non lo diceva mai...
Eppure, nonostante le grida di divertimento che spesso volavano, quel padre non uscì nemmeno una volta da quella porta. Adorava la sua piccola Ale e sono sicura che quel frastuono che sentiva ogni tanto, gli riempisse l'anima.
"Mi raccomando! Attente ad attraversare la strada! Ale dico proprio a te! Attente alle auto!", si raccomandavano il papà e la mamma di Ale quando uscivano.
Certo come eravano conciate...tra pattini a rotelle e ginocchiere indossate già da casa! Ed una volta in strada... Libere! Felici con il mondo in mano! Pattinavano lungo una bella pineta.
"E dai Eli attraversa la strada!", le urlavano Ale e Tiz e lei in quel momento capiva le raccomandazioni ricevute perché attraversare strade e marciapiedi con i pattini a rotelle era davvero un'impresa!
Quando poi tornavano a casa c'era Celeste che le accoglieva sempre affettuosamente come figlie. Era talmente amorevole che sentivano di esserlo veramente. Lei sapeva ascoltarle, valorizzarle ed incoraggiarle in tutto.
Eli in quel giorno riguardava lo specchio dell'entrata del palazzo e ricordava ancora tutte le volte che Celeste le portava al catechismo o in Chiesa o all'ACR. Soprattutto ricordava il suo luogo preferito. La Biblioteca. Celeste seppe trasmettere l'amore per i valori, lo studio e la lettura.
"Veramente sono tre bimbe impareggiabili e bravissime", esclamava spesso la loro insegnante. E non esisteva nessuna invidia o concorrenza perché si sentivano parte di ognuna. Difficile da spiegare...
"Perché guardi il corrimano?", chiese una volta ad Eli l'avvocato che aveva come tutor durante la sua pratica legale. Eh sì, era capitata in uno studio situato proprio in quel palazzo!
"Sapesse avvocato, quante volte da ragazzina sono scesa su questo corrimano", rispondeva Eli con occhi riflessi...
La pioggia si fece più insistente. Il rumore delle gocce dai canali, il piccolo ombrello, la busta della spesa...doveva affrettarsi per non bagnarsi ancora di più. Ma un ultimo istante.
Si voltò ancora una volta e ricordò quel momento. La sua mamma era morta da tempo e in quel giorno per lei così importante "Auguri dottoressa!", esclamò Celeste al telefono.
Era il giorno della sua laurea e quella fu per lei, una chiamata "celeste", la voce di una mamma.
Per le cose e le persone belle, la porta dei ricordi resterà sempre aperta.
Elly
N.B.: Tratto da una storia vera. Ogni riferimento a fatti, persone o cose non é puramente casuale.
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